Nel caso della sordità, le persone sorde, le loro famiglie, gli insegnanti, le associazioni, gli specialisti medici ed esperti vari sanno bene che il mondo della sordità è un universo complesso, variegato, fatto di valutazioni e scelte anche difficili – in termini di educazione, (ri)abilitazione, vita sociale – finalizzate a costruire un percorso che conduca il più possibile il bambino verso l’autonomia, l’integrazione sociale, un’identità serena e consapevole.
Ciò che incuriosisce l’occhio dello studioso, ma irrita quello di chi lavora cone perle persone sorde, è da un lato un quadro descrittivo così distante dalla realtà, che ci racconta di questi strani sordomuti incapaci della più elementare comunicazione e sospesi in una dimensione altra, come moltitudini di ragazzi selvaggi isolati dal comune tessuto sociale; dall’altro, l’elogio della scienza – simboleggiata dall’IC – che si manifesta in virtù della denigrazione di tutte le altre esperienze di vita, attraverso la completa negazione di qualsiasi altra possibilità che non abbracci il credo dell’IC.
L’utilizzo di una retorica linguistica specifica sulla sordità non fa che confermare la paura di quella diversità che la lingua dei segni rende così evidente, il disagio verso la scandalosa – come la chiamerebbe Foucault – corporeità di una lingua che viaggia in un’altra modalità rispetto alle più rassicuranti, note e prestigiose lingue vocali/scritte.
Fortunatamente la vita di tante famiglie e persone sorde dimostra ogni giorno che l’esperienza è più complessa, e che il sentiero della sordità è costruito con pietre diverse, i cui componenti sono il bilinguismo, il plurilinguismo, l’IC, le protesi, la logopedia, le scuole pubbliche e speciali, ma soprattutto le lotte concrete per i diritti fondamentali alle pari opportunità e all’autonomia.
Fonte:
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=1134&ID_sezione=3&sezione=